Bene, cosa ti vengo a sapere la scorsa settimana a proposito dei cugini francesi della Champagne?
Prima di svelarvelo, occorre fare una premessa. Lassù, tra Reims ed Épernay, pare siano diventati molto sensibili al fenomeno del riscaldamento globale. Saranno strani, questi francesi, ma sembra non gli vada molto a genio il fatto che, se quaranta o cinquant'anni fa vendemmiavano in media il 10 di ottobre, lo scorso anno, millesimo particolarmente caldo, si sono trovati in vigna con le loro cestelle forate da 45 kg per raccogliere i preziosi grappoli - udite udite - alla fine di agosto, dunque con un mese e mezzo di anticipo sui bei tempi che furono. Dal momento che in Champagne questo genere di cose non sono particolarmente apprezzate - strani, 'sti francesi... - e si sono convinti che un processo di maturazione così rapido e "caldo" non sia la cosa migliore per l'acidità e la finezza aromatica dei loro vini, ecco che si sono imposti di combattere seriamente il global warming, abbattendo del 50% le loro emissioni di gas serra entro il 2020.
Ora, se una cosa simile succedesse in Italia, quale razza di putiferio si scatenerebbe da parte di puristi, naturalisti, naturisti e bioqualunquisti vari? Sarebbe interessante scoprirlo.
Con questo non voglio passare per un "sofisticatore" prono all'industria enologica, perché di schifezze nei vini se ne aggiungono in effetti molte.
Voglio solo portare all'attenzione un modo abbastanza pragmatico di agire di fronte a problemi concreti: forse poco poetico, ma probabilmente efficace.
Se si volesse aprire un dibattito...
Adesso è sicuro: i tanti enotalebani che conosciamo smetteranno di bere champagne !!!
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Ciao da Vignadelmar