
Quando mi capita di far visita ad
Andreas Baron Widmann nella sua cantina o nello stand che condivide al
Vinitaly con i suoi amici
Peter Pliger,
Ignaz Niedrist e
Franz Gojer (i mirabolanti “quattro cavalieri dell’Apocalisse” della viticoltura sudtirolese),
ogni volta mi colpiscono i suoi modi gentili ed educati, posati e misurati, che però lasciano intravedere, a stento trattenuta, una generosa passione per i suoi vini, le sue vigne e la sua terra; una passione che traspare dalla sua voglia di aggiungere sempre una parola in più per trovare la descrizione migliore del suo lavoro o per svelare un particolare per lui importante che gli sembrava di aver tralasciato o di non aver posto nella giusta luce.
Mi piace ascoltarlo nel suo italiano dall’inflessione molto “sudtirolese”, nel quale talvolta fatica un po’ ad esprimersi, ma mai con spregio o sufficienza (
atteggiamento che, a mio
personalissimo modo di vedere, potrebbe
legittimamente adottare, così come dovrebbe essere lecito a qualsiasi
rappresentante di un popolo invaso di fronte al suo invasore; ma questa è un’altra storia…).
I suoi vini, gli ottimi rossi e gli
affascinanti bianchi, sono ormai da diversi anni apprezzati per la loro squisita ed elegante fattura;
analogamente al carattere di
Andreas, non si pongono mai sopra le righe, ma colpiscono semmai per la grande confidenza che riescono a creare con chi li beve, discorrendo amabilmente e rivelandosi pian piano, con i tempi giusti: subito ti mettono a tuo agio, mostrandosi aperti e quasi facili, ma in realtà non svelano
immediatamente tutta la loro personalità, divenendo poi
irrimediabilmente muti, ma instaurano un dialogo lungo, fitto, profondo ed articolato.
C’è, però, a proposito di
Baron Widmann, una singolarità che proprio non mi riesco a spiegare e che rappresenta per me, fervente cultore dell’
enoica cultura sudtirolese, una sorta di cruccio irrisolto.

Tra i vini di
Andreas, infatti, forse quello che da sempre mi colpisce
maggiormente per la sua incredibile costanza annata dopo annata è il
Gewürztraminer, che a mio
modestissimo parere si inserisce di diritto tra le migliori
interpretazioni sudtirolesi di questa varietà, che proprio del
Sudtirol si vuole autoctona.
Troppo spesso, tuttavia, mi ritrovo solitario in questo elogio: tutti parlano – certo con buone motivazioni – del
Nussbaumer di
Tramin, o dell’eccellente
Kolbenhof di
Hofstätter, o ancora del
Campaner di
Kellerei Kaltern, o del sempre di moda
Sanct Valentin di
Kellerei St.
Michael-
Eppan, o, a turno, di qualche altro ancora; ma quasi mai mi capita di ascoltare o leggere qualcuno, sia esso addetto ai lavori, critico-degustatore o semplice
appassionato, che tessa le lodi del fantastico
Gewürztraminer di
Baron Widmann.
Eppure l’ho provato e riprovato, certo che il motivo della mia smisurata
predilezione fosse sicuramente da ricercare nelle mie maldestre doti di
assaggiatore; ma nonostante i miei sforzi di trovarvi qualche pecca, qualche difetto seppur lieve che mi convinca a declassarlo dall’empireo dei
Gewürztraminer sudtirolesi, ogni volta
immancabilmente esco dalla
degustazione sempre più convinto dell’
eccezionalità di questo vino.
Il
Gewürztraminer è cosa difficile, perché vive di elementi
contrastanti che, se non vengono dosati con maestria, rischiano di dare vita ad un insieme decisamente ostico: le carezzevoli note di rosa, segno distintivo dell’aromaticità del vitigno e motivo principale dell’immediato
appeal che esso è in grado di suscitare, si
accompagnano, infatti ad una naturale tendenza
varietale a sviluppare un elevato
quantitativo di zuccheri e, per contro, una bassa acidità, che rischiano di tradursi in vini
eccessivamente alcolici e non temperati da opportune doti di freschezza. La spiccata impronta aromatica, inoltre, tende a risultare francamente amara se non supportata da un’opportuna dolcezza; per questo diversi produttori decidono di lasciare un leggero residuo zuccherino nei loro vini, che però, se non è ben dosato, può facilmente mostrarsi
fastidiosamente stucchevole.

Ci vuole, quindi, grande equilibrio e sensibilità, in vigna come in cantina, per produrre
Gewürztraminer capaci di
impressionare e di lasciare un segno indelebile nella memoria sensoriale di chi li assaggia ed
Andreas Baron Widmann, nella mia senz’altro modesta esperienza, mi sembra in questo senso un vignaiolo assai “memorabile”.
Per capirci meglio, passiamo in rassegna solo le ultime tre annate che ho avuto la fortuna di assaporare, ovvero 2005, 2006 e 2007 (ma non intendo tacere di un superbo 2002, il cui ricordo si è stampato imperituro sui miei sensi). Si tratta di tre millesimi piuttosto diversi tra loro, più fresco e piovoso il 2005, equilibrato ed ottimale il 2006, più caldo e siccitoso il 2007. Eppure il
Gewürztraminer di
Baron Widmann non sembra aver patito gli elementi negativi, né aver voluto esagerare nello sfruttare quelli positivi.
Pur con le dovute e
irrinunciabili differenze (pena la banalità del risultato), la costante in tutte le tre annate è stata l’armonia, la proporzione: il vino non ha mai rinunciato alla grassezza, alla ricchezza, persino alla sontuosità che, a mio parere, un
Gewürztraminer degno di questo nome deve
necessariamente avere, ma sempre
accompagnandole con la freschezza di un’acidità guizzante ed esaltata da una
mineralità finissima e precisa. Nel freddo 2005
Andreas è riuscito a non scadere nell’eccessiva magrezza del frutto, la cui polposa maturità ha fornito la dolcezza necessaria a temperare la nota amarognola finale, ammantata da una sensazione
glicerica di notevole rotondità e spessore; nel caldo 2007 ha ottimamente mitigato la calorosa spinta del frutto
maturissimo, reso ancor più “cocente” da una gradazione alcolica di notevole impatto, con uno spunto di
mineralità così sapido da risultare quasi salato e con fragrantissimi accenni vegetali, quasi di mentuccia; nel 2006, annata credo esemplare per tutti i bianchi del nord-est, ha dato agio alla natura di esprimere tutta la sua generosità, regalandoci un vino dalla finezza ed eleganza esemplari, con una deliziosa e morbida nota di rosa sostenuta da un frutto di piena ed integra maturità, carezzato dalla densa sensazione di glicerina e da un velo di spezie
raffinatissime cui l’acidità fresca e fragrante ed ancora il nitido tocco minerale paiono aver impresso un sigillo di perfezione.

Ecco, credo che il
Gewürztraminer di
Baron Widmann sia uno dei massimi esempi qualitativi che tale vitigno riesce a mostrare nel
Sudtirol, un vino per i pochi eletti che abbiano la pazienza di lasciar che si racconti, aspettando magari qualche anno perché possa raggiungere la sua splendida maturità (è, infatti, vino di notevole longevità); per i pochi affezionati che, per una volta, non si lascino sviare dalla smania dell’abbinamento ad ogni costo, ma permettano a questo delizioso nettare di esibirsi da superbo solista, come solo i grandi sanno davvero fare.
Non posso, quindi, che rivolgere per l’ennesima volta i miei complimenti ad
Andreas Baron Widmann ed al suo fantastico
Gewürztraminer, senza essere riuscito, nemmeno questa volta, a comprendere se sono io a lasciarmi
ingenuamente abbagliare dalle dorate sfumature di questo splendido vino o se, invece, non siano ancora in troppi ad usare lenti da sole
esageratamente oscurate ed oscuranti.
Sudtiroler Gewürztraminer Doc 2005-2006-2007
Vitigno: gewürztraminer
Vinificazione: fermentazione alcolica e affinamento in botti di legno
Baron Widmann – Endergasse, 3 – Kurtatsch (Bozen)